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In Canada non si muore per il dolore fisico. I dati ufficiali che cambiano il dibattito sul suicidio assistito
Approfondimenti · 8 min di lettura

In Canada non si muore per il dolore fisico. I dati ufficiali che cambiano il dibattito sul suicidio assistito

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Vita Degna

Autore

Nel dibattito pubblico sull'eutanasia e il suicidio assistito, l'argomento più usato è sempre lo stesso: le persone chiedono di morire per sfuggire a un dolore fisico insopportabile. È un'immagine potente, comprensibile, emotivamente efficace.

Il problema è che i dati ufficiali canadesi raccontano una storia diversa.

Il sistema MAID in Canada: dai malati terminali a 1 morte su 20

Il Canada ha legalizzato il Medical Assistance in Dying (MAID) nel 2016, inizialmente riservato ai soli malati terminali. Nel 2021, con il Bill C-7, l'accesso è stato esteso anche alle persone la cui morte naturale non è "ragionevolmente prevedibile" — i cosiddetti pazienti Track 2.

I numeri crescono ogni anno:

  • 2016: 1.018 casi (primo anno)
  • 2020: 7.595 casi
  • 2022: 13.241 casi — il 4,1% di tutti i decessi
  • 2023: 15.427 casi
  • 2024: 16.499 casi — il 5,1% di tutti i decessi canadesi

Un canadese su venti muore oggi attraverso il MAID. Dal 2016 ad oggi oltre 76.000 persone sono morte attraverso questo programma. Il Canada ha il secondo tasso più alto al mondo di eutanasia pro capite, dopo i Paesi Bassi. Il MAID è attualmente la quinta causa di morte in Canada.

Il dato che cambia tutto: non è il dolore fisico

Il Sesto Rapporto Annuale di Health Canada, pubblicato il 28 novembre 2025, è la fonte di dati più completa mai prodotta sul funzionamento del sistema MAID. I medici sono tenuti a documentare le fonti di sofferenza per ogni caso.

Il dato più significativo del rapporto 2024 non riguarda il dolore fisico. Riguarda il distress emotivo, l'ansia, la paura e la sofferenza esistenziale.

Nel 2024:

  • Il 57,9% dei pazienti terminali (Track 1) ha citato distress emotivo/ansia/paura/sofferenza esistenziale come fonte della propria richiesta
  • Il 63,3% dei pazienti non terminali (Track 2) ha citato le stesse motivazioni

Il confronto con il 2023 è ancora più significativo:

20232024
Track 1 (terminali)~39%57,9%
Track 2 (non terminali)~35%63,3%

In un solo anno, il distress esistenziale come motivazione dichiarata è quasi raddoppiato. Qualcosa è cambiato — nel sistema, nella cultura, o nel modo in cui i medici documentano i casi.

Le motivazioni più frequenti: un quadro preciso

Il rapporto di Health Canada documenta le motivazioni principali per cui le persone richiedono il MAID. Ecco le prime cinque:

  1. Perdita della capacità di svolgere attività significative: 95,1%
  2. Perdita di autonomia: 73,5%
  3. Perdita di dignità: 63,5%
  4. Distress emotivo/esistenziale: 57,9–63,3%
  5. Senso di essere un peso per familiari e caregiver: 48,4–50,3%

Nessuna di queste motivazioni è fisicamente trattabile con un farmaco. Sono risposte a domande che la medicina palliativa, il supporto psicologico, l'assistenza domiciliare e la presenza umana affrontano direttamente.

Il peso di essere un peso

Quasi la metà di tutte le persone che hanno ricevuto il MAID nel 2024 ha dichiarato di sentirsi un peso per familiari e caregiver. Non è una percentuale marginale — è la motivazione di una persona su due.

Trudo Lemmens, professore di diritto all'Università di Toronto, ha commentato i dati: "Il MAID non è più questa procedura eccezionale per facilitare il processo del morire."

Quando il senso di essere un peso è la motivazione di una persona su due, la domanda che si pone è diversa da quella del dolore fisico. Non è: "Come alleviamo questa sofferenza?" È: "Perché questa persona si sente così?" E la risposta, quasi sempre, non richiede un farmaco letale — richiede presenza, supporto, assistenza.

Il caso Roger Foley: quando il sistema offre la morte invece delle cure

Nel 2018 Roger Foley — canadese con una grave malattia neurologica, ricoverato in ospedale — chiedeva di ricevere assistenza domiciliare adeguata. L'ospedale non riusciva a garantirgliela.

Foley registrò una conversazione in cui gli veniva proposta l'eutanasia come alternativa alle cure che il sistema non riusciva a fornirgli. Portò il caso in tribunale e lo rese pubblico.

"Sto combattendo fino all'ultimo respiro, ma mi trovo di fronte a un sistema crudele, desensibilizzato", disse al Daily Mail.

Quando il distress esistenziale e il senso di essere un peso sono le prime motivazioni — e il sistema offre la morte invece delle cure — la scelta non è libera. È orientata.

Il paradosso delle cure palliative

Le cure palliative adeguate controllano il dolore fisico nell'80–95% dei casi (fonte: OMS). Ma le motivazioni principali per il MAID in Canada non sono il dolore fisico.

Eppure in Italia solo il 23% di chi ha bisogno di cure palliative riesce ad accedervi (Ricerca Vidas/Bocconi 2023). La Legge 38 del 2010 — che sancisce il diritto alle cure palliative — è ancora largamente disattesa quindici anni dopo la sua approvazione.

La domanda che i dati canadesi pongono è semplice: se le persone non chiedono di morire principalmente per il dolore fisico, la risposta è investire nelle cure che affrontano le motivazioni reali — presenza, accompagnamento, supporto psicologico, assistenza domiciliare. Le cure palliative esistono per questo. Sono la risposta alla sofferenza.

I criteri "precisi" e la loro espansione nella pratica

La proposta di legge italiana usa il criterio della "sofferenza insopportabile" come condizione per accedere al suicidio assistito. In Canada quello stesso tipo di criterio include, nella pratica documentata, il distress esistenziale, la paura, il senso di essere un peso. Non perché la legge sia stata cambiata di nuovo — ma perché questi criteri sono soggettivi e si espandono nel tempo, nella cultura medica, nella prassi quotidiana.

Il Canada non è una profezia. È un dato di fatto. Un sistema che ha iniziato nel 2016 come procedura eccezionale per malati terminali conta oggi 16.499 morti all'anno — con il distress esistenziale come motivazione principale per oltre la metà dei casi.

Cosa dicono i dati, cosa dovremmo chiedere

Il Sesto Rapporto Annuale di Health Canada non è un documento di parte. È la rendicontazione ufficiale del governo canadese sul proprio programma di eutanasia. E quei dati dicono che:

  • 1 canadese su 20 muore attraverso il MAID
  • Le motivazioni principali sono psicologiche, esistenziali e sociali
  • Il distress esistenziale come motivazione è quasi raddoppiato in un anno
  • Quasi 1 persona su 2 si sente un peso per la propria famiglia

I dati canadesi mostrano dove porta questo sistema. La domanda che dovremmo porci in Italia è un'altra: abbiamo garantito a ogni persona che soffre le cure, la presenza e il supporto che merita?

Se la risposta è no — e in Italia lo è — la priorità è costruire quel sistema di cura. Le cure palliative, il supporto psicologico, l'assistenza domiciliare, la presenza umana. Questa è la risposta alla sofferenza. Non esiste un'altra.


Fonti: Health Canada, Sixth Annual Report on Medical Assistance in Dying in Canada, 28 novembre 2025 — Health Canada, Fifth Annual Report on Medical Assistance in Dying in Canada, 2024 — Ricerca Vidas/Bocconi sulle cure palliative in Italia, 2023 — OMS, linee guida sulle cure palliative — National Post Canada, caso Roger Foley, ottobre 2018.

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