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Suicidio assistito: 7 storie vere dai Paesi dove è già legale
Testimonianze · 4 min di lettura

Suicidio assistito: 7 storie vere dai Paesi dove è già legale

V

Vita Degna

Autore

Ogni volta che in Italia si parla di suicidio assistito, il dibattito segue sempre lo stesso copione. Da un lato chi racconta storie di sofferenza insopportabile e invoca il diritto di scegliere. Dall'altro chi risponde con principi etici, citazioni filosofiche, richiami alla dignità della vita. Entrambi parlano in astratto. Entrambi perdono di vista qualcosa di decisivo: quello che è già successo, nei Paesi che hanno percorso questa strada prima di noi.

Non sono ipotesi. Non sono scenari catastrofisti. Sono fatti documentati, con nomi, date e fonti verificabili.

Abbiamo raccolto sette storie. Persone reali, in sei Paesi diversi, nell'arco di tre decenni. Ognuna racconta qualcosa che i sostenitori del suicidio assistito preferiscono non discutere.

Charlie Gard — Regno Unito, 2017 — 11 mesi

80.000 persone avevano donato 1,2 milioni di sterline per portarlo a curarsi negli Stati Uniti. I genitori non chiedevano fondi pubblici — chiedevano solo il permesso. Sette giudici in tre tribunali inglesi e altri sette alla Corte Europea di Strasburgo hanno detto no. Il Bambino Gesù di Roma si era offerto di accoglierlo. Negato anche quello. Charlie è morto il 28 luglio 2017, in un hospice, senza aver ancora compiuto un anno. I suoi genitori scrissero: "Non ci è permesso di scegliere se nostro figlio debba vivere. Non ci è nemmeno permesso di decidere quando e dove Charlie dovrà morire."

Noa Pothoven — Paesi Bassi, 2019 — 17 anni

Aveva subito violenze sessuali a 11, 12 e 14 anni. Trenta ricoveri, depressione, anoressia. La Clinica olandese per la fine della vita le aveva rifiutato l'eutanasia: troppo giovane, doveva aspettare i 21 anni. Ma poi i medici l'hanno assistita mentre smetteva di mangiare e bere. Il dolore fisico, aveva scritto lei stessa, era sotto controllo. Non era quello il problema. Noa è morta il 2 giugno 2019 nel salotto di casa sua. Aveva 17 anni. Il rifiuto formale non aveva cambiato l'esito.

Vincent Lambert — Francia, 2008–2019 — 42 anni

Respirava da solo. Non era attaccato a nessuna macchina. Il Comitato ONU per i diritti delle persone disabili aveva chiesto alla Francia di fermarsi: due volte, nel maggio 2019. La Francia ha ignorato entrambe le richieste. Sette strutture erano disponibili ad accoglierlo. Tutte le offerte rifiutate. Vincent è morto di fame e di sete l'11 luglio 2019. Sua madre si era battuta per undici anni.

Shanti De Corte — Belgio, 2022 — 23 anni

Era sopravvissuta all'attentato dell'ISIS all'aeroporto di Bruxelles nel 2016. Sei anni di trauma, ricoveri, farmaci. Poche settimane prima della sua morte, una terapista specializzata in vittimologia aveva chiesto di incontrarla. La psichiatra che la seguiva ha rifiutato quell'incontro. Shanti non ha mai saputo che quella possibilità esisteva. Shanti è morta per eutanasia il 7 maggio 2022. Aveva 23 anni.

Indi Gregory — Regno Unito e Italia, 2023 — 8 mesi

Il governo Meloni le aveva concesso la cittadinanza italiana. Il Bambino Gesù era pronto ad accoglierla. I genitori avevano i fondi per il trasferimento. I giudici inglesi hanno negato tutto — anche il diritto di portarla a morire a casa. Indi è morta il 13 novembre 2023, all'1:45. Aveva 8 mesi. Sua madre la teneva in braccio.

Zoraya ter Beek — Paesi Bassi, 2024 — 29 anni

Fisicamente sana. Il suo psichiatra le aveva detto: "Non c'è più niente che possiamo fare per te. Non migliorerà mai." Dopo quella frase, Zoraya ha chiesto l'eutanasia. L'Olanda l'ha approvata. Theo Boer, ex membro del comitato olandese di revisione dell'eutanasia, ha poi testimoniato: in quegli anni aveva visto la pratica evolversi da "ultima risorsa" a "opzione predefinita". Lui ha lasciato l'incarico. Zoraya è morta il 22 maggio 2024. Era fisicamente sana.

Noelia Castillo Ramos — Spagna, 2026 — 25 anni

Il padre si è battuto per quasi due anni in ogni tribunale d'Europa, fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Ha perso ogni volta. Negli ultimi giorni, secondo quanto riferito dalla madre, Noelia aveva mostrato segni di ripensamento. Dall'ospedale le avrebbero detto che era troppo tardi: i suoi organi erano già stati assegnati per il trapianto. Gli avvocati denunciano un conflitto di interessi: le stesse persone che decidono sull'eutanasia siedono nelle commissioni che gestiscono i trapianti di organi. La legge spagnola del 2021 era presentata come "molto garantista". Noelia non aveva nessuna malattia terminale. Aveva 25 anni, una disabilità e disturbi psichiatrici.

Cosa hanno in comune queste storie?

In tutti i casi c'era qualcosa che non era stato tentato. Una terapista mai incontrata, un ospedale mai raggiunto, una terapia sperimentale negata, un organo già assegnato. In tutti i casi le persone che amavano questi pazienti si sono battute. E in tutti i casi hanno perso — non per mancanza di amore, ma perché una legge aveva già deciso che la morte era una risposta accettabile.

In Italia si discute oggi una proposta di legge sul suicidio assistito. Chi la sostiene usa le stesse parole usate in Belgio nel 2002, in Olanda nel 2002, in Canada nel 2016, in Spagna nel 2021: criteri precisi, garanzie solide, solo per casi estremi.

Sappiamo già dove porta. Lo dicono questi nomi.

Abbiamo raccolto tutte e sette le storie in un documento gratuito, con le fonti verificate e una domanda finale per l'Italia. Puoi scaricarlo adesso nella sezione risorse.

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