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Il piano inclinato del suicidio assistito: Belgio e Spagna a confronto
Approfondimenti · 10 min di lettura

Il piano inclinato del suicidio assistito: Belgio e Spagna a confronto

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Vita Degna

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Quando nel 2002 il Belgio approvò la sua legge sull'eutanasia, i sostenitori usarono parole precise: criteri rigorosi, casi eccezionali, garanzie solide, tutela delle persone vulnerabili. Vent'anni dopo, nel 2024 in Belgio i casi di eutanasia sono stati 3.991, con un aumento del 16,6% rispetto al 2023, rappresentando il 3,6% di tutti i decessi registrati nel Paese.

Quando nel 2021 la Spagna approvò la propria legge, i sostenitori usarono le stesse identiche parole. Cinque anni dopo, i decessi per eutanasia e suicidio assistito in Spagna sono saliti del 27,54% nel 2024, con 426 casi rispetto ai 334 del 2023. E il caso di Noelia Castillo Ramos ha mostrato al mondo intero dove porta quel percorso.

Due Paesi, vent'anni di distanza, stesse promesse, stesso esito. Questo è il piano inclinato del suicidio assistito.

Il Belgio: l'inizio di tutto

Il 28 maggio 2002 il Belgio diventa il secondo Paese al mondo, dopo l'Olanda, a legalizzare l'eutanasia. La legge stabilisce criteri che sembrano precisi: il paziente deve essere adulto, in condizioni mediche gravi e incurabili, con sofferenza fisica o psicologica persistente e insopportabile, impossibile da alleviare. Deve fare una richiesta volontaria, ponderata e ripetuta. Due medici devono valutare il caso. Una commissione federale ha il compito di verificare ogni singola pratica.

Nel 2002 i casi registrati sono 235. Un numero piccolo, circoscritto, che sembra confermare la narrazione della legge come strumento per situazioni davvero eccezionali.

Poi cominciano i cambiamenti. Non attraverso una scelta deliberata del Parlamento, ma attraverso la logica interna del principio una volta adottato: il principio di uguaglianza, le sentenze dei tribunali, le reinterpretazioni della commissione, la pressione culturale.

Nel 2014 la legge viene estesa ai minori senza limite di età — caso unico al mondo — richiedendo il consenso dei genitori e una verifica della capacità di discernimento del minore. Nel 2024, questo ha portato a sei casi totali di eutanasia di minori dall'entrata in vigore della legge.

I criteri si allargano progressivamente anche per gli adulti. Nel 2024 le patologie psichiatriche come unica condizione hanno rappresentato 219 casi, mentre 427 casi hanno coinvolto persone affette da demenza. Tra le cause registrate compaiono "malattie della pelle", "sintomi clinici anomali", dolore cronico, cecità, fratture gravi, long Covid.

La stessa presidente della Commissione federale di controllo, Jacqueline Herremans, ha denunciato pubblicamente che la Commissione riceveva circa 350 dichiarazioni all'anno quando fu istituita e oggi ne riceve quasi 350 al mese, ammettendo di essere «sempre sull'orlo del collasso».

Il meccanismo di controllo è privo di denti reali. Dal 2002 a oggi, nonostante il sistema abbia registrato migliaia di casi ogni anno, un solo caso sospetto è stato segnalato alla magistratura.

I casi che hanno scosso la coscienza

Due vicende in particolare documentano la deriva belga in modo difficilmente contestabile.

Tine Nys, 2010. Una donna di 38 anni riceve la diagnosi di sindrome di Asperger a febbraio 2010. Due mesi dopo, ad aprile, viene soppressa per eutanasia. La famiglia denuncia i medici: la diagnosi era recentissima, non erano state esaurite le alternative terapeutiche. Nel 2020 i medici vengono processati dalla Corte d'Assise di Gand e assolti da una giuria. La domanda rimane aperta: una diagnosi di autismo a 38 anni costituisce davvero una sofferenza "irrimediabile"?

Genevieve Lhermitte, 2023. La donna era stata condannata all'ergastolo per aver ucciso i suoi cinque figli. Nel 2023 ha ricevuto l'eutanasia in carcere per sofferenza psicologica insopportabile. Non un abuso della legge belga: la legge che funziona esattamente come previsto.

La Spagna: stesse promesse, cinque anni dopo

Il 25 giugno 2021 la Spagna legalizza l'eutanasia. Il governo Sanchez descrive la legge come "molto garantista", pensata per casi estremi: malattia grave e incurabile, oppure condizione grave, cronica e invalidante, certificata da medici, con doppia richiesta scritta a distanza di almeno quindici giorni, valutata da commissioni di garanzia regionali.

Nei primi due anni e mezzo di applicazione — fino alla fine del 2023 — 686 persone hanno fatto ricorso alla pratica: 75 nel 2021, 288 nel 2022 e 334 nel 2023. I numeri sembrano piccoli, gestibili, in linea con le promesse iniziali.

Ma il meccanismo è lo stesso visto in Belgio. Le richieste di morte medicalmente assistita in Spagna sono state 173 nel 2021, 576 nel 2022, 766 nel 2023 e 905 nel 2024. In tre anni le richieste sono quintuplate. E il ministero della Salute sta già valutando l'inclusione delle malattie mentali come criterio di accesso.

C'è un dato che pochi commentatori hanno sottolineato: dalla legalizzazione a fine 2024, 156 persone che hanno ricevuto l'eutanasia in Spagna hanno donato i propri organi, consentendo il trapianto di 459 organi a 442 pazienti. Nel solo 2024 sono state 63 persone, quasi il 15% di chi ha ricevuto la morte assistita quell'anno. Il sistema sanitario che approva la morte è lo stesso che gestisce i trapianti. Questo non è un dettaglio procedurale: è un conflitto di interessi strutturale.

Noelia: il volto del piano inclinato

Il 26 marzo 2026 Noelia Castillo Ramos muore a 25 anni in un centro sanitario vicino a Barcellona. È paraplegica dal 2022, quando un tentativo di suicidio — conseguenza di violenze sessuali subite — le ha lesionato il midollo spinale. Soffre di disturbo borderline di personalità e disturbo ossessivo-compulsivo. Non ha una malattia terminale.

Nel 2024 la Commissione di Garanzia e Valutazione della Catalogna approva la sua richiesta di eutanasia. Il padre la impugna in ogni sede: Tribunale Amministrativo di Barcellona, Alta Corte di Giustizia della Catalogna, Corte Suprema, Corte Costituzionale, Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Ha perso ogni volta.

Negli ultimi giorni, secondo quanto riferito dalla madre, Noelia avrebbe mostrato segni di ripensamento. Dall'ospedale le sarebbe stato comunicato che era troppo tardi: i suoi organi erano già stati assegnati per il trapianto. Polonia Castellanos, avvocata dell'associazione Abogados Cristianos che ha seguito la famiglia, ha denunciato pubblicamente un conflitto di interessi: alcune delle stesse persone che siedono nelle commissioni che decidono sull'eutanasia fanno parte anche delle commissioni che gestiscono i trapianti.

Il caso di Noelia non è un'eccezione alla legge spagnola. È la legge che funziona come previsto — così come il caso Lhermitte non era un'eccezione alla legge belga.

Lo schema che si ripete

Mettendo a confronto i due Paesi emerge uno schema identico, che si riproduce indipendentemente dalla cultura, dalla storia e dal sistema politico.

Anno 1: la legge "garantista". Criteri precisi, casi eccezionali, commissioni di controllo, doppia valutazione medica. Le promesse dei sostenitori e il testo della legge sembrano coincidere.

Anno 5-10: i primi allargamenti. Arrivano richieste al limite dei criteri. Le commissioni le approvano per coerenza con i casi precedenti. I tribunali applicano il principio di uguaglianza. La psichiatria entra nell'orbita della legge.

Anno 10-20: la normalizzazione. Il suicidio assistito diventa una delle opzioni disponibili nel sistema sanitario. I numeri crescono ogni anno. Arrivano i minori, poi le patologie croniche, poi le condizioni esistenziali.

Il risultato finale: In Belgio nel 2002 i casi erano 235. Nel 2024 sono 3.991, il 3,6% di tutti i decessi. In nessun momento della storia belga i criteri si sono ristretti. Si sono sempre e solo allargati.

Cosa significa per l'Italia

L'Italia si trova oggi nel punto in cui si trovava il Belgio nel 2001 e la Spagna nel 2020: una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 242 del 2019, il caso Cappato-DJ Fabo) ha aperto uno spiraglio, due regioni hanno già approvato leggi regionali (Toscana nel febbraio 2025, Sardegna nel settembre 2025), e in Parlamento è in discussione un testo base approvato dalle commissioni del Senato nel luglio 2025.

I sostenitori della proposta italiana usano le stesse parole usate in Belgio nel 2001 e in Spagna nel 2020: criteri precisi, garanzie solide, casi eccezionali.

La domanda che Belgio e Spagna ci pongono non è se la legge italiana sarà rispettata. La domanda è se la logica del principio, una volta adottato, potrà essere contenuta. I dati di vent'anni dicono che non può.

In Italia solo il 23% di chi ha bisogno di cure palliative riesce ad accedervi — contro il 64% in Germania e il 78% nel Regno Unito. Prima che il Parlamento voti un diritto di morire, dovrebbe garantire un diritto di essere curati. Non lo ha ancora fatto.

Il piano inclinato non è una teoria. È una sequenza documentata. Belgio e Spagna ne sono la prova più recente e più chiara.


Fonti: Commissione Federale Eutanasia Belgio, Rapporto 2024; Ministerio de Sanidad España, dati 2024; Avvenire, marzo 2026; Il Post, marzo 2025; Panorama, novembre 2025; Biodiritto.org.

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