Noelia, 25 anni, uccisa in Spagna. E in Italia ci stiamo preparando a fare lo stesso
Vita Degna
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Il 26 marzo 2026, in un ospedale di Barcellona, è morta Noelia Castillo Ramos. Aveva 25 anni. Era paraplegica dopo un tentativo di suicidio nel 2022. Soffriva di disturbo borderline di personalità e disturbo ossessivo-compulsivo. La sua invalidità era riconosciuta al 74%.
Non aveva nessuna malattia terminale. Non stava morendo.
Lo Stato spagnolo l'ha aiutata a morire lo stesso.
Una vita segnata dalla sofferenza
La storia di Noelia inizia molto prima del 26 marzo. Genitori separati, anni in istituto, due violenze sessuali. Nel 2022 si getta dal quinto piano di un palazzo: sopravvive, ma rimane paraplegica. La diagnosi psichiatrica complica ulteriormente un quadro già gravissimo.
Nel luglio del 2024 la Commissione catalana di garanzia e valutazione approva la sua richiesta di eutanasia. Il padre impugna immediatamente la decisione. Il Tribunale Amministrativo di Barcellona sospende la procedura — Noelia sarebbe dovuta morire il giorno dopo. Poi il Tribunale conferma l'eutanasia. Il padre ricorre all'Alta Corte di Catalogna, alla Corte Suprema, alla Corte Costituzionale, alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Perde ogni volta.
Per quasi due anni un padre si è battuto in ogni aula d'Europa per salvare sua figlia. Non ha vinto nemmeno una volta.
L'alternativa che c'era e non è stata offerta
A fianco della famiglia, in questa battaglia legale, c'era l'associazione degli Avvocati Cristiani spagnoli, guidata dalla presidente Polonia Castellanos. In un'intervista alla Nuova Bussola Quotidiana del 28 marzo 2026, Castellanos ha raccontato cosa significava davvero difendere Noelia.
«Abbiamo chiesto che venisse fatto un trattamento medico» spiega. «Bisogna sapere che in passato lo Stato ha obbligato a un trattamento sanitario un assassino e terrorista che aveva ucciso 25 persone. È una pena che il governo spagnolo tratti meglio un terrorista che una ragazza di 25 anni con un disturbo mentale.»
L'associazione aveva già seguito altri casi simili — persone con depressione che avevano ottenuto l'accesso all'eutanasia — e in alcuni era riuscita a fermare la procedura. Il padre capiva che una ragazza con un'infermità mentale al 74% non poteva decidere su qualcosa di così definitivo come la propria vita. Ma i giudici spagnoli hanno stabilito il contrario.
Il dettaglio che cambia tutto
C'è un passaggio dell'intervista che lascia senza parole. Negli ultimi giorni, secondo quanto riferito dalla madre agli avvocati della famiglia, Noelia avrebbe mostrato segni di ripensamento. Dall'ospedale le avrebbero detto che ormai era troppo tardi. I suoi organi erano già stati assegnati per il trapianto.
Polonia Castellanos lo dice chiaramente: «Abbiamo insistito nel denunciare il conflitto di interessi di persone che decidono l'eutanasia e che allo stesso tempo trattano i trapianti e guadagnano con essi. Persone che sono direttamente interessate a decidere sull'eutanasia, allo stesso tempo sono nella commissione del trapianto di organi.»
Non è un'accusa generica. È una denuncia precisa di un conflitto strutturale: chi guadagna dai trapianti siede nelle stesse commissioni che approvano le eutanasie. E quando una ragazza di 25 anni mostra segni di ripensamento, le viene detto che è troppo tardi — perché i suoi organi sono già stati prenotati da qualcun altro.
Il piano inclinato spagnolo
La Spagna ha legalizzato l'eutanasia nel 2021 con il governo Sanchez. La legge fu presentata come «molto garantista» — pensata per casi estremi di sofferenza fisica irreversibile, con criteri precisi e tutele robuste.
Cinque anni dopo, Noelia. Non rientrava in nessuno dei casi previsti dalla legge, come riconosce la stessa Castellanos: «È stata uccisa. E la legge è un inganno.»
L'avvocata descrive come il caso abbia cambiato l'opinione di molti spagnoli che inizialmente erano favorevoli all'eutanasia: «Hanno capito che l'eutanasia è un inganno. Quando nel 2021 è stata introdotta per legge, il governo Sanchez disse che era una legge molto garantista, per casi molto estremi. Ma è con il caso di Noelia che i cittadini hanno visto che ci stavano ingannando.»
Quello che è successo non è una distorsione del sistema. È il sistema che funziona esattamente come funzionano tutti i sistemi di eutanasia nel tempo: i criteri iniziali si allargano, le eccezioni diventano regola, i confini si spostano. È già successo in Belgio, in Olanda, in Canada. Ora è successo in Spagna.
La solidarietà che lo Stato ha ignorato
Da tutto il mondo sono arrivate offerte concrete per aiutare Noelia a vivere — denaro per l'affitto, per una macchina, per un'assistente. Persone disposte ad accompagnarla, a darle un futuro diverso.
Polonia Castellanos lo racconta: «È sorprendente la generosità di molti cittadini di tutto il mondo, che hanno provato ad aiutare Noelia. Le hanno offerto denaro per aiutarla a pagare l'affitto, ad avere una macchina. Ma lo Stato ha preferito ucciderla perché era più conveniente economicamente.»
Cosa significa per l'Italia
In Italia si discute una proposta di legge sul suicidio assistito. Chi la sostiene usa le stesse parole che usava il governo Sanchez nel 2021: criteri precisi, sofferenza insopportabile, solo per chi non ha alternative.
Noelia non aveva una malattia terminale. Aveva 25 anni, una disabilità e disturbi psichiatrici. I criteri della legge spagnola dicevano che non rientrava nei casi previsti. I giudici spagnoli hanno stabilito che rientrava lo stesso. E quando ha mostrato di voler fare marcia indietro, i suoi organi erano già stati assegnati.
Chi valuterà in Italia quando una sofferenza è «insopportabile»? Chi garantirà che tutte le alternative siano state davvero esplorate? Chi controllerà che non ci siano conflitti di interessi tra chi decide sulla morte e chi gestisce i trapianti?
Queste non sono domande ipotetiche. Sono le domande che il padre di Noelia si è posto per due anni, in ogni tribunale d'Europa. Senza trovare risposta.
Polonia Castellanos chiude l'intervista con una richiesta precisa: «Quello che dobbiamo fare con questa legge omicida è abrogarla e assicurare che a ogni persona che chiede l'eutanasia prima venga data una cura. In un secolo come il nostro che è così avanzato in medicina non possiamo consentire di sopprimere la vita di una persona quando ci sono le cure.»
Noelia è morta il 26 marzo 2026. Prima che l'Italia decida, vale la pena sapere come è andata.