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Diritto · 2 min di lettura

Eutanasia e Costituzione: il parere dei giuristi

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Matteo

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Il dibattito sull'eutanasia in Italia non può prescindere da un'analisi rigorosa del quadro costituzionale. La Costituzione italiana, all'articolo 2, riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo; all'articolo 32, tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Ma come si conciliano questi principi con la richiesta di morte anticipata?

Il quadro costituzionale

Il professor emerito di diritto costituzionale Francesco D'Agostino ha sottolineato come l'articolo 2 della Costituzione implichi un dovere della Repubblica di proteggere la vita umana in tutte le sue fasi. “Il diritto alla vita non è un diritto disponibile”, spiega D'Agostino. “La Costituzione non prevede un diritto a morire, ma un diritto a vivere con dignità.”

L'articolo 32, comma 2, stabilisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”. La Corte Costituzionale, nella sentenza 242/2019, ha interpretato questo principio aprendo al suicidio assistito in condizioni molto specifiche, ma ha espressamente escluso l'eutanasia attiva, rimandando al legislatore la definizione di una disciplina organica.

“La sentenza 242/2019 non è un via libera all'eutanasia. È un invito al Parlamento a legiferare in materia di fine vita, partendo dal rafforzamento delle cure palliative e delle disposizioni anticipate di trattamento.” — Prof.ssa Marta Cartabia

Un aspetto spesso trascurato nel dibattito è il rapporto tra l'eutanasia e il principio di uguaglianza (art. 3). Se l'accesso alle cure palliative non è garantito uniformemente su tutto il territorio nazionale, la “scelta” di morire rischia di diventare una non-scelta per i pazienti delle regioni meno servite, che non hanno alternative reali alla sofferenza.

I giuristi concordano su un punto: prima di qualsiasi intervento legislativo sull'eutanasia, è necessario completare l'attuazione della legge 38/2010 sulle cure palliative e della legge 219/2017 sulle disposizioni anticipate di trattamento. Solo garantendo a tutti l'accesso alle cure si può parlare di scelta consapevole.

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