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Scienza · 2 min di lettura

Effetto piano inclinato: cosa insegnano 20 anni di eutanasia in Olanda

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Matteo

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Quando nel 2002 i Paesi Bassi legalizzarono l'eutanasia, le garanzie sembravano solide: solo per malati terminali con sofferenza insopportabile, con il consenso di due medici indipendenti, dopo aver esaurito ogni alternativa terapeutica. Vent'anni dopo, i numeri raccontano una storia diversa.

L'espansione progressiva dei criteri

Secondo i dati delle Commissioni Regionali di Controllo (RTE), nel 2002 i casi di eutanasia nei Paesi Bassi erano 1.882. Nel 2023 hanno raggiunto 9.068: un aumento del 362%. Ma il dato numerico, da solo, non racconta tutto. È l'evoluzione dei criteri a destare le maggiori preoccupazioni nella comunità scientifica.

Nel corso degli anni, l'eutanasia è stata progressivamente estesa a categorie inizialmente escluse: pazienti con demenza avanzata (anche senza consenso attuale), pazienti psichiatrici, minori di 12 anni. Nel 2023, il governo olandese ha proposto l'estensione a bambini tra 1 e 12 anni con malattie terminali.

Il professor Theo Boer, ex membro della Commissione etica olandese e iniziale sostenitore della legge, ha dichiarato nel 2014: “Mi sbagliavo. La legge ha creato una cultura in cui la morte è diventata una soluzione medica ordinaria, non più l'ultima risorsa.”

Uno studio pubblicato su The Lancet nel 2023 ha evidenziato come in Belgio e Paesi Bassi la percentuale di decessi per eutanasia sul totale dei decessi sia passata dall'1,7% nel 2003 al 5,1% nel 2022. Particolarmente allarmante è l'aumento dei casi di eutanasia per “stanchezza di vivere” in pazienti anziani senza patologie terminali.

Questi dati non dimostrano che la legalizzazione dell'eutanasia sia intrinsecamente sbagliata, ma evidenziano un rischio reale e documentato: una volta aperta la porta, i criteri tendono ad allargarsi progressivamente. L'Italia, che si appresta a legiferare, dovrebbe studiare attentamente queste esperienze.

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